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LA PRESENZA DEI CAPPUCCINI

Turchia: 780 mila chilometri quadrati di territorio, pari a due volte e mezzo quello italiano;

70 milioni di abitanti di cui solo 150 mila cristiani sparsi su tutto il territorio; 12 frati cappuccini, che tengono aperte 5 parrocchie e due vescovi cappuccini a guida di due diocesi su tre della Chiesa locale. Sono dati per lo meno decisamente sproporzionati. Eppure loro, una età media di sessant’anni, non si scoraggiano. C’è da ammirarli.

Il veterano del gruppo è fra Alberto Andreani, 91 anni, di cui 65 a Istanbul, la sua città adottiva. Lui, che è nato alla Cinque Terre, sembra davvero un vecchio marinaio, con quel suo volto abbronzato, solcato da profonde rughe, asciutto, sbrigativo, a volte un po’ brontolone, ma molto disponibile, attento e generoso.

Con estrema semplicità e familiarità invita a cena - offrendo un po’ di salame e qualche scaglia di parmigiano reggiano - quanti ad Istanbul lavorano ma si sentono senza radici, italiani e non, cristiani e non. La domenica, dopo la Messa, a tutti i fedeli presenti offre un buon caffè italiano con biscotti. Per tutti ha una parola, un racconto di altri tempi, una battuta arguta sulla politica italiana e sulla cultura turca.

Lo segue a ruota padre Roberto Ferrari, classe 1926, ancora scattante nel suo corpo esile e ossuto che ne ha scampate delle belle. Sempre in movimento, pronto ad andare in aiuto dei confratelli e a viaggiare da una parrocchia all’altra del vicariato dell’Anatolia per prestare il suo servizio sacerdotale, mai stanco di mettersi a disposizione di “anime belle” che vogliono incontrare il Signore nei sacramenti.

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