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DAWRO KONTA: STORIA DELLA MISSIONE

I passi di un cammino ad gentes

 

Nel 1995 la missione in Kambatta-Hadya, iniziata nel 1970, stava entrando nella fase di graduale autosufficienza e autogestione. I cappuccini pensarono così di iniziare un nuovo campo di lavoro nella vicina regione del Dawro Konta, al di là del fiume Omo, una zona dove la Chiesa cattolica non era ancora presente in maniera efficace. Un primo approccio era stato fatto alcuni anni prima dal cappuccino marchigiano padre Angelo Antolini, che aveva fondato una piccola comunità cristiana (una quarantina i battezzati), pista di lancio per la nuova missione. Analogo tentativo aveva fatto il  nostro padre Raffaello Del Debole nella parte nord del Dawro.

 Angelo Antolini aveva martellato i catecumeni di Zima Waruma per sei anni prima di ammetterli al battesimo; si era formato una comunità convinta e compatta che sarebbe stata punto di riferimento per i futuri missionari. Raffaello Del Debole invece il martello lo usa solo per i chiodi; quindi, prima di stabilirsi a Angallà, la sua catechesi consisteva nelle preghiere che i ragazzi provenienti dal Dawro insegnavano alla gente durante le vacanze.

 Zima Waruma è un villaggio a 1250 metri di altitudine, 15 km oltre l'Omo: qui Angelo ottenne un terreno di 30 ettari, costruì una piccola stazione, un mulino e un pozzo. Il primo gruppo di 40 catecumeni ricevette il battesimo nella Pasqua del 1997; il secondo gruppo era costituito di 60 persone.

 

Raffaello Del Debole da 6 anni, circa una volta al mese, accompagnato da alcuni suoi ragazzi provenienti da oltre l'Omo, da Timbaro passava nel Dawro Konta: un tratto di strada in Land Rover e poi giù a piedi fino all'Omo, con zaini e sacchi sulle spalle; gonfiato il gommone, attraversava il fiume evitando i coccodrilli, e iniziava la lunga e ripida salita verso Desha a 1400 metri di altitudine, dove aveva acquistato un terreno di 2 ettari. Aveva qui trovato una sorgente, costruito una piccola stazione con mini-acquedotto e chiesetta per la prima istruzione dell'alfabeto e della fede.

Da Desha pian piano si spostò ad Angallà e cominciò a costruire una pista verso Gassa Chare da cui passava la grande strada Soddo-Jimma.

 L'ipotesi di trasferimento graduale nel Dawro Konta come nuova Missione venne giudicata provvidenziale sia da parte dei missionari che da parte del vescovo mons. Domenico Marinozzi.

Al Capitolo provinciale vennero presentate le motivazioni: urgenza della prima evangelizzazione in questa vasta regione; responsabilità diretta di una nuova missione con forte coinvolgimento della Provincia sia sotto l'aspetto economico che vocazionale-missionario: la mozione capitolare sull'accettazione della nuova missione del Dawro Konta fu accettata quasi all'unanimità.

 

Cassiano Calamelli, Ezio Venturini e Marcello Silenzi avevano offerto la loro disponibilità per la nuova missione del Dawro Konta: una zona depressa, più arretrata del Kambatta-Hadya, desiderosa e bisognosa di sviluppo, senza alcuna struttura scolastica e medica.

8. In data 1° gennaio 1997 sono state firmate la "Convenzione tra la Provincia di Bologna dei Frati Minori Cappuccini e il Vicariato Apostolico di Soddo-Hosanna" riguardante la missione del Dawro Konta e la "Postilla alla Convenzione tra la Provincia di Bologna dei Frati Minori Cappuccini e la Viceprovincia generale OFMCap dell'Etiopia".

 

Le richieste delle autorità locali per avere la presenza dei missionari sono molte e vengono dai luoghi più disparati nel Dawro Konta, ma le risposte debbono tener conto delle forze disponibili; si è scelto di realizzare piccole cappelle e piccole scuole di alfabetizzazione. Si è preferito non gestire direttamente scuole vere e proprie. La linea adottata è quella della collaborazione: aiutare la gente a migliorare le scuole dal lato strutturale e organizzativo, lasciando alla loro responsabilità la conduzione della scuola stessa.

 "Cassiano carissimo, nel suo incontro del 18 dicembre u.s. il Definitorio provinciale ha fatto il punto sulla situazione della nuova nostra missione del Dawro Konta: si stanno muovendo i primi passi, ma con coraggio e chiarezza. Molta strada è ancora da fare, ma le prospettive ci sembrano incoraggianti. Ai primi di marzo Marcello potrà unirsi a te e ad Ezio, e nascerà così il primo nucleo -  preferiamo chiamarlo "la prima fraternità cappuccina" - del Dawro Konta. Tale fraternità ha bisogno di un responsabile e il Definitorio ha deciso di nominare te delegato del Ministro provinciale. Da oggi svolgerai dunque anche questo servizio, per il quale ti saranno utili la tua lunga esperienza missionaria, la tua saggezza riconosciuta e il tuo temperamento gioviale. Sarai tu il nostro punto di riferimento in Etiopia per tutti i problemi e i progetti riguardanti il Dawro Konta. Sarai tu a tenere i contatti con la Viceprovincia generale dell'Etiopia, con mons. Domenico Marinozzi, con eventuali Istituti religiosi maschili o femminili che collaboreranno con noi. E sarai tu - infine ma soprattutto - a curare lo spirito e la vita di fraternità tra i Cappuccini che il Signore troverà per il Dawro Konta. Hai tutta la nostra fiducia". (Lettera del Ministro provinciale a p. Cassiano Calamelli: 23 dicembre 1996)

 Cassiano Calamelli comunica che Ezio ha ottenuto il visto e il permesso di lavoro. L'11 febbraio è stato consegnato alle autorità di Gassa Chare il nuovo mulino pagato dalla Provincia. Sono state presentate ad organizzazioni internazionali varie richieste di aiuto per portare l'acqua nella nuova missione, per l'acquisto di altri due mulini, per la costruzione della casa dei missionari e per quella delle suore (di cui siamo ancora alla ricerca). Pochi giorni fa è stata consegnata la nuova Land Cruiser che è venuta a costare la bella cifra di £ 80.000.000. Si resta in attesa dei fondi necessari per poter iniziare la costruzione della casa dei missionari in modo da potersi trasferire quanto prima a Gassa Chare. La partenza di Marcello per il Dawro Konta è per ora fissata il 7 aprile. (Cassiano Calamelli, marzo 1997)

 Nella prima mattina prende l'avvio la nostra avventura verso Gessa Chare, nel Dawro Konta, nel tentativo di raggiungere la "collina promessa", in località Gassa Chare. Alle ore 13 lasciamo la strada principale per percorrere i tre chilometri che ci separano dalla nostra collina; la strada è accidentata e stretta e ai lati vi è tutto un fervore edilizio di capanne e pali in legno di cicca e di corcorò, di persone che lavorano a gruppetti, di bambini che accompagnano le mandrie al pascolo, e altri bambini che giocano nei campi. Le autorità locali hanno diviso il terreno in piccoli lotti assegnati alle migliaia di famiglie che dovranno stabilirsi nella zona e dare vita alla cittadina: è il piano regolatore della città che entra in esecuzione e che si estenderà, in particolare, lungo la strada della Salini. Al rumore delle nostre macchine le persone si voltano a guardare e a salutarci, i bambini tentano di correrci dietro e aggrapparsi alla macchina per un piccolo tratto, per desistere quando noi acceleriamo; ora si sono formati alcuni gruppetti di persone che ci seguono da lontano. (Ezio Venturini, marzo 1997)

 Siamo a 2200 metri di altitudine e aggiriamo la collina per trovare un punto per poterci accampare con i nostri automezzi perché desideriamo stabilire il campo base proprio in cima alla collina, nel cerchio formato da alcuni eucaliptus o barzaf. Verso le 15 arriva anche il camion e decidiamo di utilizzarlo come apripista: saltellando da una buca all'altra, tra cespugli di erba secca e dura, prendiamo una salita molto marcata e in curva fino a raggiungere lo spiazzo circondato dai barzaf sui 2250 metri. Con una specie di ingenuo trionfo contempliamo il panorama che ci circonda: è uno spettacolo stupendo a 360 gradi: dovunque si spinge lo sguardo, in tutti i quattro punti cardinali, possiamo ammirare montagne e vallate, colline e terre lavorate; mandrie di mucche al pascolo, capanne di paglia che spuntano come funghi tra gli inset, canne di bambù, boschetti di barzaf, gruppetti di zembaba o palme selvatiche. "Laudato sii, mi Signore per sora nostra madre terra...". (Ezio Venturini, marzo 1997)

 Scarichiamo il camion degli oltre mille metri di tubi per l'acquedotto, delle barre di ferro e dei corcorò per il magazzino, dei sacchi di cemento e delle barmele di nafta, del generatore per la saldatrice, degli strumenti di lavoro e poi innalziamo tre piccole tende per trascorrere la prima notte, in quanto si è già fatto buio: una tenda per fr. Maurizio, una per fr. Cassiano e per me. (Ezio Venturini, marzo 1997)

 Ci svegliamo presto e dopo avere celebrato la santa messa nella tenda più grande, iniziamo la distribuzione del lavoro, coinvolgendo anche i molti curiosi che sono arrivati fino a noi: è molto facile trovare operai per estirpare l'erba secca e dura che ha invaso tutta la collina e delle ragazze per prendere l'acqua alla sorgente. Nel frattempo noi scegliamo il posto per costruire il magazzino ed in breve tempo lo facciamo liberare dall'erba secca. Sotto l'abile direzione di fr. Maurizio piantiamo le barre di ferro nel terreno con la sola forza delle braccia e misuriamo il livello del terreno e delle barre di ferro con una gomma sottile di alcuni metri piena di acqua; non abbiamo, purtroppo, la livella con noi: è un lavoro delicato e di precisione, eseguito con strumenti primordiali. Quando tutto è pronto, fr. Maurizio procede alla saldatura delle barre trasversali e delle capriate; ora si tratta di fissare i corcorò partendo dal tetto e poi lungo le pareti del magazzino, lasciando un lucerniere in plastica bianca. Questo lavoro di copertura ci tiene impegnati anche venerdì, sabato e lunedì 31 marzo: alla fine il risultato è soddisfacente, il magazzino è di mt 10x6 e può essere utilizzato per diversi scopi. (Ezio Venturini, 27 marzo 1997)

 "Dino carissimo, grazie per averci mandato Marcello. Ne avevamo proprio bisogno per impiantare, nel migliore dei modi, la nuova missione. Speriamo riceva il "visa" quanto prima. Ieri siamo stati, per la prima volta con Marcello, sul terreno della nuova missione. Mi sembra che Marcello sia rimasto contento per il molto lavoro che c'è da fare. Oggi, con Ezio, Marcello è andato ad Hosanna a parlare con Maurizio, che ha già portato l'acqua della sorgente alla missione: è limpida e abbondante. Cerchiamo ora di costruire la nostra prima casa in legno e fango, che ci darà la possibilità di trasferirci il più presto possibile nel Dawro Konta, condizione essenziale per fare qualcosa in loco. Ora, oltre l'acqua, abbiamo anche un magazzino di metri 4x10 circa, che ci serve da cucina, dormitorio, magazzeno... Marcello, come primo lavoro, vi farà il pavimento di cemento. Maurizio ha costruito anche un "servizio" con un tetto sulla testa in grado di ripararci dalla pioggia. Maurizio è stato il grande protagonista dei primi giorni passati sotto la tenda nel Dawro Konta: due settimane di piogge con temporali e vento. Stiamo impostanto il lavoro apostolico". (Cassiano Calamelli, 18 aprile 1997)

 La scuola di Gassa Chare è stata costruita e imposta responsabilizzando la gente del posto: sono loro che devono sentirsi i costruttori del loro futuro. La missione è e rimane presente come punto di riferimento. Il programma di alfabetizzazione serve per far capire ai bambini l'importanza della scuola, prepararli gradualmente alla I classe, socializzare e acquistare quel senso di disciplina che dovrà guidarli nella vita. (Cassiano Calamelli, ottobre 1997)

 Dopo un lungo periodo di lavoro in Kambatta-Hadya, padre Cassiano aveva pensato di chiudere l'esperienza missionaria e di fatto per circa due anni era rimasto in Italia. Poi, come spesso succede, la nostalgia o il dovere giocano brutti scherzi, per cui è tornato per dare ordine alle due esperienze personali di Angelo e Raffaello: è lui il definitivo fondatore della Chiesa nel Dawro Konta.

 Padre Marcello lo ha coadiuvato, aprendo con il suo carattere da bulldozer nuove piste e gettando nel lavoro tutta la generosità di cui è capace. A parte la parentesi di Ezio, recentemente anche Gabriele e Adriano hanno pensato bene di cominciare una nuova esperienza e sono passati nel Dawro. Per ultimo ecco Renzo al quale, come già il Kambatta, anche il Dawro certamente andrà stretto: data l'età e il carattere, ci potrebbe scappare un'altra esperienza ancora, non si sa mai. I disegni di Dio e di Renzo sono imprevedibili.  (Silverio Farneti, gennaio 1998)

 Sono ritornato questa mattina dall'Etiopia, dove ho incontrato i nostri missionari che vivono e lavorano nel Dawro Konta. Erano con me e Ivano anche Paolo Grasselli ed Eugenio Cargiolli, il Ministro e il Vicario provinciale di Parma. Per la loro presenza e per i primi passi nel Dawro Konta la visita di quest'anno era particolarmente importante e mi sembra opportuno riportarvi subito qualche appunto di viaggio. A Soddo incontriamo il nostro Vicario Apostolico mons. Domenico Marinozzi, che esprime la sua soddisfazione per l'apertura della nuova missione, fa con noi progetti per il futuro e il giorno dopo viene con noi nel Dawro Konta a benedire e ad inaugurare la chiesa e la casa dei missionari di Gassa Chare. (Dino Dozzi, febbraio 1998)

 Sempre suggestivo resta il passaggio del fiume Omo e la risalita verso l'altopiano. A quota 1300 facciamo una breve sosta a Zima Waruma, il luogo della prima comunità cristiana, dove Cassiano viene ogni domenica a celebrare e dove l'insufficiente tukul iniziale sta per essere sostituito da una cappella più grande. A Gassa Chare lasciamo la larga e comoda strada principale e prendiamo quella molto più accidentata che, attraversando il paese tutto in costruzione e in espansione, porta alla missione, collocata su una collina in posizione stupendamente panoramica e abbondantemente ventilata. Siamo rimasti molto colpiti dalle tante cose che Cassiano e Marcello, con l'aiuto di Maurizio (Ezio sta studiando amarico ad Addis Abeba), sono riusciti a fare in poco più di un anno. (Dino Dozzi, febbraio 1998)

 Dopo aver abitato per molti mesi in un box di lamiera che fungeva da tutto perché non c'era altro, ora hanno una bella casetta in legno e fango con quattro stanzette, cucina, saletta da pranzo, bagno e veranda. C'è ancora un po' di umidità, tanto che Marcello preferisce ancora il box di lamiera, dove, tra attrezzi e materiali di ogni tipo, vettovaglie, libri e topi, ha sistemato anche il suo sacco a pelo; ma sole e vento stanno asciugando tutto. Cinquanta metri più sotto c'è la chiesa: si tratta di una grande sala per la liturgia, per la catechesi e per altri scopi, con a fianco tre stanzette più piccole, che sono servite anche per il nostro pernottamento. La luce è garantita dalle candele, l'acqua da un piccolo acquedotto. Accanto alla casa dei missionari, si sta costruendo una casa per alcuni ragazzi e catechisti. Molti sono gli alberi piantati ora tutt'attorno. (Dino Dozzi, febbraio 1998)

 Oltre tutto questo lavoro materiale, frutto di tanta fatica, ci ha colpito ancor più il centinaio di ragazzi e giovani che hanno partecipato alla inaugurazione della chiesa. Hanno pregato, hanno cantato, hanno fatto festa: è questo il primo nucleo della nuova comunità cristiana di Gassa Chare. Ovviamente lo scrupoloso radicalismo perfezionistico di Marcello non gli permetterà mai di dichiararsi soddisfatto, ma, al di là di qualche incertezza linguistica, peraltro tranquillamente superata dalla collaborazione del catechista-interprete, noi abbiamo visto il bel rapporto che lega già padre Marcello a quei giovani figli nella fede. Tre giorni siamo rimasti a Gassa Chare, fino all'arrivo quasi trionfale di Raffaello dopo sette ore a dorso di mulo; ma la stanchezza non gli ha impedito di esprimere con insolita loquacità l'entusiasmo e i progetti che ha per le sue nuove piccole stazioni nel Dawro Konta. (Dino Dozzi, febbraio 1998)

 Marcello ed io stiamo bene. Ezio si è fermato a Soddo: fa servizio domenicale al posto di Gino in vacanza in Italia. Purtroppo la pioggia blocca molte nostre attività. Nonostante il tracciato fatto dalla Salini, facciamo fatica a muoverci perché manca il 'breccino' e i ponticelli di scolo. Soprattutto nel tratto di strada che è sotto la nostra stazione, l'acqua scende a fiumi e, finché non avremo messo l'occorrente, saremo sempre in una situazione difficile. Abbiamo iniziato un'altra attività molto interessante: le settimane di predicazione a Gassa Chare per i futuri catechisti e animatori di comunità. Ora ne abbiamo qui sette: due di Gassa Chare, due di Angallà e tre di Zima Waruma. Sono tutti molto soddisfatti. Il catechista che insegna viene da Boditti ed è considerato uno dei migliori: diamo così una prima sgrossata a quelli che andranno ai corsi di Sadama. (Cassiano Calamelli, giugno 1998)

 Che cosa abbiamo fatto in poco più di due anni di presenza nel Dawro Konta? Premetto che non abbiamo mai cercato di forzare le tappe né dell'evangelizzazione né dell'attività sociale: questo per acquisire una migliore conoscenza della zona e perché convinti che irrora meglio la terra una pioggia leggera e continua piuttosto che un forte temporale. Comunque, abbiamo cercato di avviare rapporti di stima e di amicizia con la gente e le autorità locali, e abbiamo iniziato l'evangelizzazione nella zona di Gassa Chare. Due anni fa, per la festa di Pentecoste, abbiamo cominciato a raccogliere gente attorno a noi: nel prossimo mese di settembre, per la festa della Croce, riceveranno il battesimo una sessantina di persone. (Cassiano Calamelli, giugno 1999)

 Vorrei ricordare alcune iniziative ed attività che ci aiutano molto nel nostro apostolato. La prima è costituita dai nostri due catechisti-traduttori che abbiamo in missione: ci fanno da traduttori in chiesa e altrove, dirigono la catechesi, orientano gli operai che vengono a lavorare da noi e, durante la settimana, ricevono coloro che vengono per conoscere meglio la nostra fede. Da un anno abbiamo iniziato settimane di formazione per quelli che saranno i catechisti e gli animatori delle nostre comunità. Ogni anno, nell'intervallo tra il primo e il secondo semestre della scuola, celebriamo la giornata della gioventù, preceduta da tre giorni di catechesi, oltre che di competizioni sportive: quest'anno, all'inizio di febbraio, vi ha partecipato oltre un centinaio di giovani. (Cassiano Calamelli, giugno 1999)

 In agosto sono venute a Gassa Charé 4 Ancelle dei poveri con un oculista di Hosanna: hanno operato agli occhi 45 persone e ne hanno visitate e curate altre 400. Non ti dico la popolarità che ci creiamo in queste attività sociali. (Cassiano Calamelli, ottobre 1999)

 Attualmente sono presenti a Gassa Chare Cassiano Calamelli, Marco Busni, Gabriele Bonvicini e abba Fikadu, frate etiopico, mentre Raffaello è ad Angallà. Verso ottobre passeranno in Dawro Konta anche Renzo Mancini e Adriano Gattei. Nel prossimo futuro saranno costituite due fraternità missionarie, una a Gassa Charè e una a Baccio, con le relative abitazioni per i missionari e si inizierà anche la costruzione della chiesa di Gassa Charè. I missionari stanno bene e lavorano molto. (Giuseppe De Carlo, settembre 2001)

 I missionari stanno bene di salute e ognuno è molto impegnato nel proprio lavoro di evangelizzazione e di promozione umana. Certamente la malattia di Cassiano ha portato qualche difficoltà, ma i progetti iniziati e quelli in programma si realizzeranno ugualmente. É quasi ultimata la nuova casa per i missionari a Gassa Charè e sono iniziati i lavori per la chiesa. Anche a Baccio la casa per i missionari è già in costruzione, così come sono nate anche altre Cappelle per i cristiani (Waka, Loma,...). Bene anche i progetti per i vivai da riforestazione, per le adozioni a distanza e per le pecore. Dal Foglio giunga il nostro grazie e il nostro incoraggiamento ai missionari per tutto il lavoro che stanno facendo, unitamente alla nostra preghiera. (Ivano Puccetti, gennaio 2002)

 La missione del Dawro Konta al 31 maggio 2002 conta la domus presentiae di Gassa Chare in cui è presente una fraternità di 5 frati: Adriano Gattei, attuale superiore delegato del Provinciale dopo la scomparsa di Cassiano Calamelli, Marco Busni, Renzo Mancini, Gabriele Bonvicini e Fikadu Fako, frate della Vice Provincia Etiopica. Inoltre è associato alla fraternità di Gassa Chare Raffaello Del Debole, che risiede nella piccola missione di Angallà e che spesso visita il centro di Gassa Chare. Insieme con noi, a Gassa Chare, sono presenti 4 Suore della Divina Provvidenza di Piacenza che curano gli ammalati, dirigono un asilo e s'impegnano anche nel settore dell'apostolato a livello parrocchiale. (Adriano Gattei, giugno 2002)

 Sono stato molto contento quando all'inizio della missione del Dawro Konta si è detto che quella era una casa della provincia. La missione va pensata in questo modo, non concependola come una cosa che è al di là del mondo, come era una volta. Con i mezzi di comunicazione di oggi non è poi tanto difficile andare in missione, nel senso di andare e venire. (Ivano Puccetti, giugno 2002)

 Il lavoro pastorale in Dawro Konta è in espansione anche se la carenza nel numero dei catechisti, la lontananza delle cappelle, la configurazione geografica di alcune zone poco abitate, e soprattutto la presenza dei Protestanti e degli Ortodossi non favoriscono certo il nostro apostolato. Tuttavia, dato anche il breve tempo che siamo qui e il piccolo numero di missionari, dobbiamo ringraziare il Signore e continuare con fiducia il nostro apostolato, nell'attesa che il Signore conceda alla Missione qualche altro missionario. (Marco Busni, giugno 2004)

 

 

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