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Nel XVII secolo è emersa la tribù dei Kauka che ha riunito le altre, formando quello che si ritiene il primo e unico regno del Dawro. Non è chiaro se questo è avvenuto pacificamente o con la forza. I Kauka hanno conservato il potere ininterrottamente fino alla conquista da parte di Menelik nel 1883. La capitale era Kuili ma poi ha cambiato spesso di posto. Tra i 14 re che si sono susseguiti, alcuni hanno lasciato un’impronta particolare nella società del Dawro.
Kati Irashu (1732-1757) era ancora minorenne quando suo padre morì, per cui, fino alla maggiore età, rimase sotto la tutela della madre Shashote, l’unica donna che abbia regnato. Il merito di questo re è di aver affrancato il Dawro dal vassallaggio al regno di Kaffa con un matrimonio.
Kati Halala (1757-1782) è stato il vero organizzatore del regno. La struttura moderna che è riuscito a dargli è rimasta fino alla conquista di Menelik. Ha cercato di allargare il regno scontrandosi naturalmente con i vicini Wolaita, Kambatta, Kaffa. Ha circondato il Dawro di forti mura costruite a secco e che ancora si possono vedere in molti punti del territorio.
Quasi tutta la terra fertile apparteneva al re, e il popolo era obbligato a servirlo in tutto quello che comandava; aveva potestà di vita e di morte. La sua guardia del corpo, esecutrice dei suoi ordini, era costituita da elementi presi dalla piccola tribù dei Mangia, fedele e crudele, se necessario. Socialmente ed economicamente le relazioni con gli altri regni circostanti erano generalmente buone. Politicamente invece molto spesso finivano in scontri armati. Le cause: fame di nuova terra e ambizione di dominio. L’economia era basata sulla terra. Articoli di commercio erano miele, tessili locali, avorio, pelli di leopardo, criniera di leoni, bovini e schiavi.
Nel 1883 Ras Wolde Ghiorghis, su mandato di Menelik, occupò il Dawro facendo prigioniero il re stesso. Menelik voleva fare del Dawro una regione cristiana, per cui fondò molte chiese e obbligò anche con la forza a farsi cristiani. Il re stesso venne battezzato con il nome di Hailè Sihum. Le promesse sbandierate da Menelik di voler “civilizzare” il Dawro si sono mostrate bugiarde e così la gente si è trovata inserita nel sistema di vassallaggio come in Etiopia, e oberata da più tasse di prima. È stato annesso al Kaffa e così è rimasto per molti anni. Aveva come capitale Waka ed era amministrato da un governatore nominato da Menelik prima e da Hailè Selassiè dopo. Nel 1936 Hailè Selassiè ne fece un’unica provincia insieme al Konta.
La parentesi italiana ha pesato molto sulla popolazione del Dawro. Regione montuosa e boscosa, era rifugio ideale per la guerriglia, per cui c’è stata una emigrazione forzata della gente migliore nel Wolaita. Con il ritorno di Hailè Selassiè nel 1941 le cose sono tornate alla normalità e il Dawro è scivolato ancora nell’anonimato anche per la mancanza di viabilità. La grande strada costruita recentemente, che collega Soddo con il Kaffa e Addis Abeba, ha tolto il Dawro da questo isolamento.
Il Konta è una regione che in passato – come il Dawro – era un piccolo regno. È passato alla storia come un regno forte che si è formato intorno al monte Damot (2090 m). Non è chiaro da dove derivi il nome. La popolazione era formata da molte tribù raggruppate in tre grandi gruppi: Malla, Dogala e Amhara. La lingua è sostanzialmente quella wolaita con espressioni prese dal Kaffa, dal Gomo e dal Goffa. Esistono anche alcuni altri idiomi parlati da una piccolissima minoranza.
In data sconosciuta una tribù chiamata Goshana prese il sopravvento e instaurò un regno che è durato fino alla conquista di Menelik nel 1883. Konta è l’ultimo regno che si è stabilito nel Sud Etiopia. La data che la tradizione tramanda è il 1757 quando un certo Kati Kaika ha cominciato la dinastia Goshana.
Nel 1782 è salito al trono Kati Gobe. La vera storia del Konta comincia con questo re che è riuscito a stabilire i confini usando molta diplomazia con i potenti vicini del Kaffa e del Dawro. La pace che ne seguì ha rafforzato il suo dominio e permesso al Konta di organizzarsi e svilupparsi. Viene ricordato come un re saggio e buono che, pur rimanendo padrone assoluto, non opprimeva i sudditi. Il successore non ha continuato la sua opera, per cui il Konta si è trovato sottosviluppato nei confronti del Kaffa e del Dawro.
Kati Hatsiyo (1832-1881) è rimasto nella memoria della gente non solo come il re che ha regnato più a lungo, ma come il migliore dei re del Konta. Era buono e comprensivo, la sua diplomazia ha consentito al Konta di non invischiarsi in guerre inutili, perciò ha vissuto un lungo periodo di pace con conseguenze benefiche per tutti.
Ultimo della serie è stato Kati Sakelo (1881-1883). Era un re con carattere forte e orgoglioso. Invece di arrendersi a Menelik che gli proponeva una soluzione pacifica, ha preferito combattere. Non aveva la minima possibilità di contrastare il poderoso esercito di Menelik per cui, sconfitto, è stato messo in carcere ed è morto poco dopo di vaiolo.
Il palazzo del re era il centro propulsore di tutte le attività. Quasi tutto il terreno fertile era proprietà della corona. La gente pagava un tributo per lavorare la terra ed era obbligata a lavorare gratis quella che il re si era riservata per sé. Il territorio era strutturato e diviso in distretti, sottodistretti, villaggi e comunità. A capo di questi c’erano funzionari eletti dal popolo, ma confermati dal re. Il re si sceglieva i suoi collaboratori e consiglieri. Il trono era ereditario, il primogenito succedeva al padre per diritto. L’unica eccezione era se il primogenito non era in grado di governare. Allora il popolo aveva il diritto di sceglierne un altro tra i suoi fratelli. Non è chiaro, però, chi doveva giudicare questa idoneità.
Per la mentalità degli abitanti del Konta era molto importante avere un re: dopo la conquista, chiesero a Menelik di eleggerne uno. Questi, da buon politico, accolse la domanda e elesse un certo Kati Lutze, ma era un re di nome, senza autorità, un semplice suo rappresentante. Tanto è vero che, dopo la battaglia di Adua, quando il Konta fu unito al Kaffa, anche questo re di parata fu abolito.
Da quel momento la storia del Konta e quella del Dawro scorrono parallele. Entrati entrambi in un sistema di vassallaggio, dovevano pagare tasse molto alte, essere al servizio degli invasori e permettere anche che i loro figli fossero venduti schiavi. Le donne a loro volta dovevano servire le famiglie degli amhara. La sorte del Konta durante l’invasione italiana è connessa con quella del Dawro.
E ora Dawro e Konta fanno parte di una piccola provincia inglobata nella grande regione del Sud-Etiopia.
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L'Imperatore Menelik
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