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Filippo Aliani
missionario a Sighet (Romania) dal 2002

Tanti problemi per scuoterci dalla nostra indifferenza


Nascita di una vocazione
Quando ero ragazzo, in parrocchia mi è capitato di leggere un libro scritto da un frate minore, padre Van Straaten, fondatore dell' "Aiuto alla Chiesa che soffre", Dove Dio piange. Credo che questo libro abbia segnato in un modo determinante la mia vita per quanto riguarda la scelta di consacrazione e anche quella missionaria.
La vita di missione mi ha sempre affascinato per la possibilità di condividere e di aiutare i più poveri. Nella mia formazione sono entrato in contatto con la nostra missione di Turchia che, pur nella sua importanza, non riuscivo a sentire mia per il particolare tipo di presenza che richiede. Diversa è stata invece l'esperienza che ho vissuto nel '95 in Brasile. Visitando i nostri conventi e le attività che svolgevano i Cappuccini di Bahia, Rio, San Paolo e Porto Alegre, si è risvegliato in un modo molto forte il desiderio di partire per la missione.
Vedere la drammaticità di tante situazioni (povertà, bambini di strada, senza terra), la presenza bella e viva offerta dai frati che condividevano, nel vero senso della parola (vivendo con gli sfollati, nelle baraccopoli, vicino alle discariche, minacciati per le denuncie fatte contro la violenza e lo sfruttamento della prostituzione), la vitalità delle comunità di base, ha rimesso in discussione tante cose circa il mio modo di vivere la consacrazione. È iniziata una fase di inquietudine sulla scelta e la vita religiosa abbracciata. Il sentirsi insoddisfatto sul modo di viverla, per la distanza da situazioni di povertà, sofferenza, sfruttamento, per l'impossibilità di condividere davvero la vita con gli ultimi, per la scarsa radicalità di essere fratello, minore e cappuccino (vedendo la ricca tradizione caritativa del nostro Ordine).
Per questo, diverse volte ho chiesto al mio Ministro provinciale di aver la possibilità di andare in missione. Questa inquietudine mi ha portato a partecipare a un campo di solidarietà missionaria a Sighet (Romania) e, vedendo la drammaticità di certe situazioni, la mancanza di prospettiva per tanti giovani, l'assenza della famiglia, la sofferenza provocata dall'abbandono, l'importanza di offrire un ponte ai nostri giovani per aprire gli occhi su queste realtà, è rinata l'insoddisfazione e l'inquietudine. È rinata la chiamata alla missione che era all'origine della mia vocazione. segue