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Il Dawro Konta è vasto 7.000 km2, conta circa 500.000 abitanti, che vivono di agricoltura e pastorizia. Vengono coltivati inset, tief, mais, fagioli, piselli, patate, cipolle, peperoni; nelle zone più calde si trovano anche piantagioni di cotone e maturano ottime banane e papaie. Ovunque si vedono mucche, pecore e capre al pascolo. La regione è montuosa, a volte impervia, però fertile. La lingua è praticamente la lingua wolaita con qualche flessione particolare che la caratterizza. Esiste anche una lingua parlata da una piccola tribù chiamata Mangia che è una combinazione di wolaita, goffa e konta. È vasto 4.700 km2, come l’Emilia-Romagna. Posto sull’altipiano etiopico, a sud-ovest di Addis Abeba, ad un’altitudine media di duemila metri: in un’ora di Toyota si sale dai 750 metri della stretta gola in cui si snoda il grande fiume Omo, con caldo e umidità soffocanti, paradiso per coccodrilli, leoni, gazzelle e serpenti, su su fino ai due-tremila metri di altitudine, con aria fine, vento fresco e a volte freddo.
È molto difficile avere notizie certe sulla storia dei piccoli regni di cui era costellato il territorio del Sud-Etiopia. Erano piccole realtà di tipo tribale che cercavano di conservarsi indipendenti. In un certo senso l’anonimato era la loro salvaguardia: Dawro era uno di questi. Bisogna quindi attingere alla tradizione orale che molte volte mitizza personaggi, luoghi e avvenimenti. La struttura della società del Dawro era tribale: molte tribù sempre in lotta tra loro per la sopravvivenza e la supremazia.
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